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Patrimonio artistico

Villa Pelucca

In territorio di Sesto San Giovanni, nei pressi dell’antica strada per Monza, viene citata, fin dal 1180, nel Codice Della Croce, una proprietà della famiglia Pelucchi, a proposito di un contenzioso sorto tra Jacopo Pelucchi e l’Arciprete di Monza, relativo a diritti di irrigazione.

L’adattamento della proprietà a dimora signorile è avvenuto nella seconda metà del Quattrocento.
La villa costituisce, infatti, uno dei primi esempi architettonici scaturiti dal graduale processo di differenziazione verificatosi in Lombardia tra il castello e la residenza di campagna.
Tale processo che si conclude con il sorgere di vere e proprie ville-cascine ubicate a breve distanza da Milano e oggi per lo più assorbite nel tessuto urbano della metropoli.

La Pelucca si presenta come autentica villa perché la sua architettura non ha più nulla né del castello fortificato né della cascina, se non altro per la presenza di una sala di rappresentanza e di una vasta decorazione pittorica.

E’ arduo ricostruire oggi il profilo architettonico originale dell’edificio a causa di una profonda trasformazione intervenuta nel 1806.
In quell’anno viene aggiunto un secondo piano e trasformato il corpo principale, secondo il gusto neoclassico, per volontà del Vicerè d’Italia, Eugenio di Beauharnais, che riserva a suo uso l’appartamento affrescato.

Della Villa Pelucca, attraverso il corso dei secoli, rimane ancora oggi il nome malgrado i numerosi cambiamenti di proprietà.

 

 Affreschi di Bernardino Luini 

Da un punto di vista artistico la fama della Pelucca è affidata agli affreschi di Bernardino Luini, pittore “delicatissimo e vago” secondo il Vasari, ispirato ad un sereno classicismo, uno dei Maestri della pittura lombarda del primo Cinquecento.
Bernardino Luini (1480-1532) decora la villa intorno al 1520 su commissione di Girolamo Rabia.
Gli affreschi, originariamente distribuiti in quattro locali, compresa la cappella, furono in parte staccati dal restauratore Barezzi nel 1821 e custoditi nella Pinacoteca di Brera, altri vennero portati alla luce nel 1906 dal Beltrami e anch’essi collocati a Brera, dove in parte ancora oggi si trovano.
Attualmente solo la controfacciata della cappella conserva la sinopia di “Santa Caterina portata dagli Angeli sul Monte Sinai”.